Non quelli dentro il bunker, non quelli con le scorte alimentari, nessuno di città, si salveranno indios, balti, masai, beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli, e poi uno di Napoli nascosto nel Vesuvio, e un ebreo avvolto in uno sciame di parole, per tradizione illesi dentro fornaci ardenti. Si salveranno più donne che uomini, più pesci che mammiferi, sparirà il rock and roll, resteranno le preghiere, scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie. L’umanità sarà poca, meticcia, zingara e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita, la più grande ricchezza da trasmettere ai figli.”

Erri de Luca

''Gens du voyage'' è la definizione che si danno i Rom per auto denominazione o endonimo.
Nel nostro caso invece usiamo spesso altri termini: Rom per l'appunto, ma anche Gitani, Tsigani, Manouches (in francese), Romanichels o più semplicemente Boehmiens. L’immagine mediatica delle popolazioni Rom è molto contraddittoria e non rispecchia quasi mai la realtà. I Rom vivono spesso ai margini della società, rendendo difficile un approccio naturale alla loro cultura. Nell’immaginario collettivo Rom è sinonimo di ladro e persona senza fissa dimora, questa immagine si è insediata profondamente nella mentalità europea ed è una conseguenza delle difficoltà di inserimento dei Rom nelle società moderne.
Originari dell’India del nord la popolazione Rom ha conosciuto nel corso della sua storia numerose persecuzioni, non ultima quella dei nazisti, ma continua a mantenere vive le tradizioni e la cultura che la rende in maniera paradossale una comunità di stranieri in terra straniera.

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